Home / #LeRiflessioniDiMarina / #LeRiflessioniDiMarina – I primi malanni dell’inverno
primi malanni

#LeRiflessioniDiMarina – I primi malanni dell’inverno

Ogni anno in questo periodo le mie difese immunitarie mi deridono, si prendono gioco di me e mi ricordano che sono vulnerabile come il resto dell’umanità

primi malanni

Eccomi qua, con i primi malanni dell’inverno: mal di gola, tosse intensa, raffreddore e naso chiuso, mal di testa e decimi. Mi sento come se mi avessero rubato tutta l’energia in un video gioco. Nel mio giorno off, passo dal letto al divano, trascinando improbabili ciabatte estive, “dove saranno quelle invernali? – ah vero non ne ho, io odio le pantofole, sono tristi orpelli per donne anziane, NON SONO ANZIANA, dopo i 40 si è maturi al punto giusto…” Comincia sempre così il delirio dell’influenza.

Con il raffreddore e la febbre parlo a me stessa e mi lamento, sempre, un lamento continuo, un mantra con tanto di effetti sonori, “ahia, ah, ahi, ah, ahia”. Lo facevo anche quando abitavo da sola, allora potevo esprimermi ad alta voce, mi consolavo e accudivo con pazienza. Il più delle volte finivo a lamentarmi sotto il piumone tra pensieri deprimenti e disfattisti, che non acceleravano il processo di guarigione, piuttosto evocavano immagini surreali, le sponde di un fiume e il mio Caronte, lì ad attendermi, in un vaneggiamento psicotico, classico e noir.

Oggi, serenamente, mi sento più accudita, in casa siamo in cinque. Ho 3 infermieri formidabili, molto umani: Piji, Azzurra e Athos. Il primo, Piji, in realtà si spaccia per Dottore perché sta studiando chirurgia, per il momento è ancora al primo anno, ha imparato a suturare le ferite… quelle che provoca lui stesso, con i suoi morsetti affettuosi e terribili. Il Dottore ha diagnosticato un’influenza da virus, prescritto riposo e coccole, ha disposto che gli infermieri si diano il cambio per un’assistenza H24. I primi malanni invernali necessitano tutto ciò.

 

Leggi anche “#LeRiflessioniDiMarina – La Miaow Africa

 

Azzurra è l’infermiera più dolce che abbia mai conosciuto, così materna, mi lecca la fronte e si strofina sui miei capelli. Mi umetta con il suo fluido magico, si appoggia al mio fianco e mi tiene al caldo, ogni tanto miagola, io la guardo e lei, con il tipico strabismo siamese, socchiude gli occhietti e torna a “fuseggiare”.

Athos fa il turno diurno, ha il compito di massaggiarmi il torace, per guarire la tosse. Si accomoda sul mio petto e si acciambella, mi riscalda e se tossico, sobbalza un po’ e poco dopo riprende la forma di ellisse. Ogni tanto si stiracchia e si allunga verso le mie gambe raggiungendo i piedi, a quel punto comincia a massaggiarmi gli alluci. Credo abbia studiato la medicina cinese e giapponese, forse in uno dei suoi tanti viaggi, durante la seconda delle sue sette vite. Dicono sia esperto anche di agopuntura e artiglio-puntura, però ho i miei timori e non vorrei essere la sua prima paziente/cavia, sono semplicemente i primi malanni dell’inverno.

primi malanni

Azzurra e Athos vanno molto d’accordo, lei è più grande e lo ha cresciuto, lo vede come un figlio, gli permette ogni cosa, scorrettezze e cambi turni senza preavviso. Athos è giovane e cambia spesso idea. Le vuole bene ma non permette a nessuno di decidere al posto suo, ha un carattere risoluto che nasconde dietro questo sguardo orientale dolce e commovente, sembra un Maneki Neko.

Piji il Dottore, comanda su tutto e tutti, è un tipo un po’ collerico. Per Azzurra prova una dichiarata antipatia, si dice sia gelosia, perché lei è molto ben voluta dai pazienti. Con Athos, invece, c’è stima professionale ed affetto, il dottore lo cerca per ogni consulto, crede nei suoi studi effettuati nelle lontane terre orientali. Al mattino fanno il giro dei pazienti insieme, si vede da lontano che i due sono amici oltre che colleghi. A ora di pranzo però non esistono amici, la guerra è guerra e alla mensa della clinica, Athos non riconosce alcuna gerarchia. Solo il Primario G. riesce a sedare le controversie, dispensando biscottini a tutti e riportando l’ordine in ogni postazione.

La testa è piena di pensieri, mi duole, alla radio, accesa in sottofondo, passa una canzone “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo”! E con queste parole, smetto di fantasticare, questa nenia “Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo” si fissa nelle pieghe della mia corteccia cerebrale, la ripeto all’infinito; così ci addormentiamo tutti, in attesa della sera, quando il Primario mi porterà la pastina in brodo e allora si che potrò godermi i primi malanni dell’inverno.

 

Marina Picazio

 

Seguici sulla nostra pagina Facebook Petsintheworld

 

Iscriviti alla nostra Newsletter

Leggi anche

Bama

Bama: il Made in Italy che funziona e fa felici gli animali

Nata in Toscana nel 1980, Bama è una realtà interamente italiana divenuta il punto di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Se desideri maggiori informazioni per i cookie di terze parti leggi l'informativa completa. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi