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Dici gatto, dici padrone di casa

La giornalista scientifica Abigail Tucker ci spiega quali sono le reali gerarchie nel rapporto uomo-gatto: credevi davvero di essere il padrone di casa?

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Venerdì 17 febbraio abbiamo celebrato la Festa nazionale del gatto, omaggiando ancora una volta la bellezza del felino più addomesticato al mondo. Ma siamo davvero sicuri di poterlo definire addomesticato? Nel saggio The lion in the living room: how house cats tamed us and took over the world  (Il leone in soggiorno: come i gatti ci hanno addomesticato e hanno conquistato il mondo. ed. Simon & Schuster, pp. 256, euro 12,99), la giornalista scientifica americana Abigail Tucker, firma dello Smithsonian Magazine e delle raccolte Best American Science Writing, sembra smentire definitivamente questa convinzione umana.

Un dato incontrovertibile. Se per i cani, ad esempio, l’addomesticamento è passato nel corso dei millenni anche attraverso il loro mutamento anatomico (in particolare le orecchie pendule), per i gatti non è stato lo stesso. Infatti, questi risultano essere tali e quali a 50000 anni fa. Ci sono altre ragioni che ci inducono a pensare che il loro addomesticamento sia quantomeno difficile: in primis questi animali non hanno istinto gregario, necessitano di una dieta di altissima qualità e, dettaglio non da meno, è impossibile confinarli in un determinato spazio. La loro natura di predatori solitari li rende indifferenti (nella maggior parte dei casi) anche alla nostra compagnia.

Ma è solo indifferenza, ho sono loro ad averci addomesticato? Partiamo da un presupposto: i gatti randagi non miagolano ne fanno le fusa. Ciò che significa? Si può ragionevolmente supporre che questi versi siano una sorta di comandi che il felino ha sviluppato nel corso del tempo per manipolarci a suo vantaggio, ottenendo cibo e quant’altro necessiti.

La convivenza con l’uomo li ha resi più docili? Recentemente si è molto diffusa la razza “ragdoll“, gatti particolarmente affettuosi con il genere umano, ma i quali rappresentano solo un’eccezione. Più in generale, bisogna affermare che l’avvicinamento del gatto ad un “gigante” come l’uomo non sia dovuto al suo esser divenuto docile, ma piuttosto alla sua spavalderia.

Ma perché, dunque, continuano a vivere con noi da migliaia di anni? Con ogni probabilità i gatti decisero di convivere con l’uomo quando quest’ultimo scoprì l’agricoltura. Infatti, quando l’umanità iniziò a conservare riserve alimentari nelle dispense, queste attirarono i topi. Ed è proprio in questa fase che i gatti capirono che conveniva loro starci vicino. Cibo per loro, meno roditori nei paraggi per noi.

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Così si è compiuto un matrimonio di favore. Ma fidatevi, il vostro amore, è corrisposto solo in parte (salvo rare eccezioni). Il gatto sarà sempre uno spirito solitario. Dunque, credi ancora di essere il padrone di casa?

Claudio Calimera




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