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i gatti di Istanbul

#LeRiflessioniDiMarina – I Gatti di Istanbul

Ritornano le avventure di Marina. Oggi conosciamo Fatih e Çemberlitaş, i Gatti di Istanbul a nove vite, in lingua turca “Dokuz canlı kedi”. Parte Prima استانبول

i gatti di Istanbul

In questa città enorme, Istanbul figlia di Bisanzio e Costantinopoli, c’è un sovrano rispetto per gli animali randagi. I Cani hanno un bottoncino di plastica su un orecchio, sono tutti censiti dal comune e perfettamente integrati e ben nutriti. Girano per le affollate strade della città, non abbaiano e non ringhiano, si avvicinano solo per ricevere una carezza, di taglia media e grande non incutono timore.

Sono i Gatti, però, i padroni indiscussi della città, i Sultani Ottomani Felini che vivono un po’ ovunque, per loro ci sono cucce, casette, ciotole con acqua e croccantini in ogni angolo delle strade di Istanbul, perfino nelle Moschee. In questo luogo cosmopolita e gigantesco, diviso in tre dal Corno d’oro e dal Bosforo, esteso tra due continenti, Europa ed Asia, si avverte subito un amore incondizionato verso i Gatti, una gioia che rende ogni micio sereno e socievole, un sentimento che arricchisce.

 

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Istanbul è la “città dei gatti”, potremmo credere che siano considerati preziosi per ripulire la città dai topi, ma questi Sultani Felini vengono rispettati per la loro natura sacra. C’è una leggenda che narra un episodio prezioso della vita di Maometto, in cui il ruolo del gatto ha una valenza fondamentale. Si tramanda che a salvare il Profeta Maometto dal velenoso morso di un serpente, sia stato proprio un gatto. Maometto, il grande profeta dell’Islam, aveva una gatta di nome Muezza, che teneva sempre in grembo mentre predicava; la gatta avrebbe aiutato Maometto a catturare un serpente che si era intrufolato nella manica della sua tunica. Un’altra versione narra che un giorno il Profeta era intento a pregare sul seccade (il tappeto), quando una piccola micia si infilò nella manica della sua tunica, pur di non svegliarla, decise allora di tagliare la manica del suo abito. In entrambe le antiche leggende emerge una predilezione per i gatti, tramandata nei secoli fini ai giorni nostri, il Profeta, secondo i Turchi, considerava i gatti i custodi del bene.

i gatti di Istanbul

Uccidere uno di questi felini, in questa città, equivale dunque a commettere un delitto morale, tanto che un popolare proverbio turco recita che se hai fatto del male ad un gatto, l’unico modo per ricevere il perdono di Dio è quello di costruire una moschea. La regista Ceyda Torun ha deciso di raccontare la città in un documentario, proprio attraverso le storie di sette gatti. KEDI 2016 / 2017. La regista ha raccontato: “Sono cresciuta a Istanbul e credo che la mia infanzia sia stata infinitamente meno solitaria di quanto sarebbe stata se non ci fossero stati i gatti, e senza di loro non sarei la persona che sono oggi. Sono i miei amici, i miei confidenti, e mi è mancata la loro presenza nelle altre città in cui ho vissuto. Questo film è una lettera d’amore a quei gatti e alla città, ed entrambi stanno cambiando in modo imprevedibile “. Seguendo questo documentario sarà più facile comprendere la natura felina di questa città è la storia raccontata nel prossimo episodio.

 

Marina Picazio

 

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