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gatti ottomani

#LeRiflessioniDiMarina – Fatih e Çemberlitaş, i Gatti ottomani

Il viaggio di Marina in terra turca continua, ancora in compagnia di Fatih e Çemberlitaş, i Gatti Ottomani a nove vite. Parte seconda

Gatti ottomani

Qui c’è una storia, un incontro speciale, una fiaba turca, che parla di due gatti dorati capaci di raccontarsi e raccontare i segreti di una città magica. Mentre passeggiavo tra le vie dì Sultanahmet, decisi di entrare in Hagia Sofia, la Moschea rosa, la chiesa bizantina trasformata, in seguito, in chiesa ottomana. Una luce mistica si rifletteva all’interno della navata, e lì sotto quel riflettore naturale vidi due sinuose figure dorate. Due gatti rossi, adagiati su un tappeto, accanto ad una lampada, si riscaldavano e riposavano in tranquillità, mentre decine di turisti e pellegrini visitavano la cattedrale. Mi colpì questa serenità felina, occhi socchiusi mi fissavano amorevolmente, sembravano parlarmi.

“Vieni non aver timore, ti facciamo posto, sdraiati accanto a noi. Ammira la luce e riposa un po’ “

Fu così naturale accettare il loro invito, mi sdraiai sul tappeto al centro dell’abside, misi da parte ogni imbarazzo umano, avevo davvero l’intenzione di rilassarmi ma il desiderio di parlare con loro era troppo grande. Il maschio, dal manto rosso fulgido, con un bel panzone rotondo, indice di quotidiane accidia e sazietà, capì le mie sensazioni e quindi stiracchiò le sue membra e rivolgendosi alla femmina, disse:

“Çemberlitaş vieni andiamo fuori, portiamo la nostra ospite a mangiare”

Lei dormiva profondamente, ma il suono della parola “yemek” – mangiare – la svegliò in un istante. Una volta fuori la strana coppia si presentò:

“Fatih e Çemberlitaş, Sultano e Prima Concubina dì Topkapi, oppure come si dice oggi con questo vostro linguaggio europeo, marito e moglie”

Fatih era spiritoso, un gatto godereccio, amante della buona cucina turca, di tradizione ottomana, preferiva il pesce del mar di Marmara alla carne, amava riposare sui tappeti del Grand Bazar o su quelli delle Moschee, mentre le notti le trascorreva sotto il ponte di Galata. Non poteva resistere al profumo degli sgombri che luccicavano sulla brace, si accoccolava ai piedi del cuoco di turno ed attendeva il suo premio. Un premio certo.

Gatti ottomani

“Qui mia cara, io sono il Sultano e tutti mi nutrono, mi accudiscono e rispettano, devo solo evitare le strade trafficate, le automobili e i tram che invece non mi rispettano affatto”.

 

Leggi anche: “#LeRiflessioniDiMarina – I Gatti di Istanbul. Parte prima

 

Così ci incamminammo alla volta del Bosforo, seguivo i loro passetti deliziosi e negli attraversamenti pedonali li prendevo entrambi in braccio. Çemberlitaş era davvero graziosa, più piccola del Sultano, molto accomodante e leziosa, accompagnava ogni parola con un fruscio di fusa. Aveva conosciuto il suo compagno in un bazar di Sultanahmet, tre anni prima e da allora non lo aveva mai lasciato solo. Il loro era un legame vero dal quale erano nati sette figli, oggi in giro chissà dove tra le vie di questa grande città. Lei adorava Fatih e quel suo modo buffo di definirsi Sultano, le rendeva la vita allegra e la accudiva con dedizione, ragione per cui era una gioia essere la sua prima (ed unica) Concubina.

Dal manto potevano sembrare fratello e sorella, così simili nei colori e così diversi nella personalità. Trascorsi tre giorni in loro compagnia, non potevo avere una guida migliore per conoscere questa meravigliosa città e scoprire le bellezze della Istanbul Antica, di quella Europea e quella Asiatica. Comprai un grande zaino e al mattino, dopo aver percorso un bel tratto a piedi, i coniugi felini si accomodavano all’interno, dalla cima Fatih mi indicava dove dirigermi.

Fatih chiaramente era un Pigmalione, conosciuto è stimato da tutti, mi raccontò le leggende della “città dei gatti” e le storie della “città dell’acqua”, mi svelò tanti segreti ma promisi di non raccontare queste sue narrazioni, e questa promessa, mi spiace, non posso infrangerla. Cercate Fatih per le strade di Istanbul e lui stesso vi racconterà le sue storie.

Tornerò anch’io in questa città dei gatti per ascoltare nuovi racconti e vivere altri momenti così speciali.

 

Marina Picazio

 

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