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#LeRiflessioniDiMarina – La Cucina e i Gatti – Parte Prima

 Il rapporto che intercorre tra la Cucina e il Gatto è molto cambiato negli ultimi anni. Per capirlo meglio, facciamo un salto in Giappone per conoscere il Maneki Neko

Il Gatto, un tempo randagio da sfamare saltuariamente, oggi è diventato il sovrano di casa anche in termini di alimentazione. Protagonista indiscusso di media e social network, seguito e ammirato nelle sue pose fotografiche, divertenti e ammalianti: gatto assaggiatore, gatto chef, gatto sazio e compiaciuto, gatto panciuto e appisolato in una zuppiera, gatto che si spaventa per una zucchina, gatto che ammira il pollo arrosto nel forno, sono tante le immagini che vedono i felini ritratti con il cibo.

In Giappone è nata una nuova iniziativa, stravagante e forse un tantino esasperata, lo Chef a domicilio per una cena a lume di candela con il proprio felino. Un catering in piena regola con tanto di Chef con cappello, che provvederà a preparare antipasto, portata principale e dolce per entrambi gli ospiti seduti a tavola.

La particolarità? Lo Chef a domicilio, utilizzando gli stessi ingredienti, tra cui pesce e verdure cucinati in modo differente, realizzerà i piatti sia per l’umano che per il gatto. Può sembrare sciocco, ma potrebbe essere tanto divertente poter condividere una cena con il vostro peloso, attenti solo che, non appena abbia finito il suo piatto, non pretenda di mangiare anche il vostro!

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In effetti, non possiamo meravigliarci tanto di quanto scoperto, poiché il Giappone è da secoli un paese che ama in modo particolare i Gatti.

“I gatti giunsero in Giappone circa 1000 anni fa attraverso la Cina, portati dagli allevatori dei bachi da seta, i quali credevano che i gatti proteggessero il filugello. Tuttavia, sino alla nascita della leggenda del maneki neko, i gatti avevano la reputazione di essere malvagi o simili al diavolo. Secondo la tradizione infatti, in Giappone gli animali portafortuna erano sia i nativi tanuki (procioni) che la inaki (la dea volpe dei raccolti). Questi due animali erano riconosciuti come portatori di buona fortuna per gli affari e spesso i negozi esponevano le loro statue e immagini, allo stesso modo in cui oggi si espone il maneki-neko. Siccome un vecchio proverbio cinese recita che un gatto che si lava la faccia è un segno di buona fortuna, si pensava che originariamente il maneki-neko non fosse altro che un gatto che facesse proprio questo. Alla fine, col passare dei secoli, la reputazione del gatto in Giappone si trasformò da quella di cacciatore vagabondo a quella di portatore di fortuna, felicità e salute” (cit. Verbena Fusaro)

Oggi Il Maneki Neko è identificato con una scultura giapponese, per lo più fatta di porcellana, ma riprodotta anche in vetro, plastica o ceramica, ed è ritenuta un potente porta fortuna. Letteralmente Maneki Neko significa “gatto che ti chiama” o “gatto della fortuna” e infatti, raffigura un gatto che chiama o saluta con il cenno di una zampa alzata che si muove. In Giappone possiamo trovarla nei ristoranti o in altre attività commerciali legate solitamente al cibo, un Maneki Neko con la zampa destra alzata si dice che attiri il denaro, se invece tiene alzata la zampa sinistra allora attira i clienti.

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Leggenda del Maneki Neko (招き猫)

“C’era una volta un tempio, chiamato Tempio di Gotoku, situato in un quartiere povero di Edo (oggi Tokyo). Era un tempio malandato e trascurato; il salone principale era privo di splendore e il suo altare era ridotto a un semplice pezzo di legno.

All’interno di questo decadente edificio un monaco, tre volte al giorno, rivolto verso l’altare, pregava col capo rivolto a terra e recitava preghiere dopo preghiere. Il monaco non aveva mai perso la speranza che quel luogo potesse ritornare all’antico splendore, e pregava di poter trovare fondi a sufficienza per poterlo restaurare.

Una sera, mentre il monaco si apprestava a cucinare, notò un gatto seduto all’ingresso. Ebbe pietà dell’animale e divise con lui la sua cena. Quando finirono il gattino miagolò come per volerlo ringraziare e cominciò a fare le fusa. Da quel giorno, ogni sera il gatto tornava dal monaco che condivideva con lui la sua cena.

Una sera, abbattuto per le disastrose condizioni del tempio, disse al gatto: “ah, se solo fossi un uomo e non un gatto, forse potresti essermi più di aiuto”! Il gatto lo guardò, strofinò la testa e rispose con un dolce “miao”!

 

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Poco dopo si scatenò un violento temporale e in quelle vicinanze un ricco feudatario e i suoi samurai stavano cercando riparo dopo una battaglia a Osaka. Nel bel mezzo della pioggia, Naotaka, il ricco feudatario, vide il gattino che alzava la zampa come se volesse salutarlo; Naotaka lì per lì si stupì nel vedere un gattino stare fuori in mezzo ad una tempesta, così si avvicinò al micio. Mentre si chinava il gatto si allontanò un po’ come per intimargli di seguirlo fino a che non lo portò al tempio di Gotoku dove c’era ancora il monaco che si stava riparando.

Il monaco vedendo il feudatario e i suoi uomini gli offrì riparo e un posto vicino al fuoco. Naotaka rimase molto colpito dalla gentilezza del monaco tanto che decise di restaurare quel tempio e farlo diventare il suo tempio di famiglia. Da quel giorno quel luogo prosperò e portò a molti tanta fortuna. Nessuno di loro poté mai dimenticare quella notte: il gatto aveva guidato Naotaka e i suoi uomini verso un rifugio sicuro ed aveva fatto sì che venissero esaudite le preghiere del monaco.

Quando alcuni anni dopo il gattino morì, il monaco gli eresse una statua in suo onore che lo raffigurava con la zampa alzata mentre saluta e lo posizionò nel giardino del tempio.  Da allora ogni anno, presso il Tempio di Ise, il 29 settembre viene celebrata la festività Kuru Fuku Maneki Neko Matsuri, la festa del gatto gesticolante che porta fortuna.” (cit. sakuramegazine)

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Una tendenza giapponese, in voga già da vari anni, prevede di gustare un tè in compagnia di qualche gatto, un mood adottato, in breve tempo, in numerosi bar e caffè sparsi in tutto il paese.  Si tratta dei Neko Café, (Cat Cafè) luoghi in cui gli amici a quattro zampe, i gatti, possono gironzolare allegramente fra i tavoli pieni di avventori “felici”.

Questo modello di ristorazione è stato importato anche in Italia e sta riscuotendo grande successo, a Roma, Torino, Milano, Prato e Cagliari troverete Cafè Bistrot in cui i clienti possono condividere uno spazio con tanti gatti, una casa comoda in cui i felini, spesso recuperati da gattili e da strade o da altre situazioni disagevoli, socializzano con gli ospiti a suon di fusa.

Speriamo, però, di non importare anche un’altra recente moda giapponese, di cui si è parlato negli ultimi mesi, un profumo chiamato “Moho Mohu Odeko no Kaori Fabric Water”, che vuol dire Fragranza per tessuti al profumo di animale soffice; ovvero uno spray creato per gli amanti dei gatti che però non possono averne uno in casa. Spruzzando questa fragranza su divani, letti e cuscini sarà possibile avere la sensazione di avere un micio che gira per casa! Resto dell’idea che è sempre meglio adottare un gatto vero…

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La prossima settimana continueremo a parlare di Gatti e Cibo, dedicandoci ad una Storia di Gatti Sous Chef che hanno imparato anche a realizzare ricette Vegane.

 

Marina

 

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